Tre "P" con pomodori, peperoni e pasta

Bisogna farsi forza e imporsi di cucinare, di limitare le insalate o i frullati o i ghiaccioli. Nonostante questo giogo bollente non dobbiamo rinunciare alla civiltà, al gioco dei coltelli. Leggo sul bel blog qbbq che l'autore - tanto delicato e ruvido nel tratteggiare la mia amata Britannia - condanna la pelle dei peperoni. Non mi sono mai posta la questione, decido però di seguirlo. Se saranno peperoni, lo saranno spellati. Penso a una pasta per due belle forchette, allora 200 grammi di fusilli integrali. Scaldo l'acqua e, in attesa del bollore, pulisco e mondo venti datterini e un bel peperone giallo (lo preferisco al rosso) a cui tolgo semi e filamenti. Lo pelo con il pelapomodori (come il pelaverdure, ma con la lama zigrinata), lo affetto per il largo a fette di meno di mezzo centimetro, le riduco poi a dadini, taglio a metà i pomodori, sistemo tutto in un'insalatiera dove lascio a macerare con un pizzico di sale, uno di pepe di cayenna. dieci belle taggiasche, origano e poco olio. Ci vorrebbero basilico e capperi dissalati, ma non li ho e rinuncio. Scolo la pasta e la getto nell'insalatiera. Buona calda, meglio ambiente. Chi volesse può arricchire con lamelle di pecorino, ricotta salata a grattugia spessa, scaglie di feta o quartirolo (Grecia o Lombardia?) e chi più e ha più ne metta. Allo spelacchiato peperone non rinuncerò più, temo.

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